en-Biassono e l'Unesco festeggiano i 1700 anni dalla nascita di San Martino

17/11/2016

Senza quasi immaginarlo, Biassono ha festeggiato quest'anno il suo santo patrono inserendosi in un calendario di prestigiose iniziative organizzate in tutt'Europa. Nel 2016 ricorrono infatti i 1700 anni dalla nascita di Martino di Savaria (Pannonia, antica Ungheria), ragion per cui l'Unesco ha invitato le nazioni più legate al santo a proporre nuovi progetti di valorizzazione della sua figura. 

L'Associazione culturale Gaetano Osculati, dedicando il proprio banchetto al santo durante la fiera patronale di domenica scorsa, si è nel suo piccolo allineata a queste indicazioni: oltre ad aver presentato una breve biografia del santo, ha elaborato giochi a tema per bimbi (Colora il Santo, puzzle di S. Martino...), piccole dispense per il pubblico, mettendo anche a disposizione alcune strisce con curiosità sulla sua vita. 

Se volessimo allargare lo sguardo oltre i confini biassonesi, ritroveremmo però molti progetti affascinanti dedicati alla sua figura: la Valle della Loira ha avviato un proprio percorso di pellegrinaggio, integrandolo col circuito più ampio voluto dall'Unione Europea, mentre l'Ungheria ha allestito forse la mostra più approfondita legata a Martino. Persino la città di Utrecht, in Olanda, non ha mancato di omaggiare questa straordinaria figura. E allora godiamo un lungo viaggio insieme che, dalla piccola Biassono, ci porta verso alcuni dei più affascinanti tesori europei.

S. MARTINO DI TOURS: CHI ERA?
Martino nacque nel 316 a Sabaria Sicca (odierna Szombathely, in Ungheria) in un avamposto dell'impero romano alle frontiere con la Pannonia. Il padre, tribuno militare della legione, gli diede il nome di Martino in onore di Marte, il dio della guerra. Ancora bambino si trasferì coi genitori a Pavia, dove suo padre aveva ricevuto un podere in quanto ormai veterano, e in quella città trascorse l'infanzia. A dieci anni fuggì di casa per due giorni che trascorse in una chiesa (probabilmente a Pavia). Nel 331 un editto imperiale obbligò tutti i figli di veterani ad arruolarsi nell'esercito romano. 

Fu reclutato nelle Scholae imperiali, corpo scelto di 5 000 unità perfettamente equipaggiate: disponeva quindi di un cavallo e di uno schiavo. Fu inviato in Gallia, presso la città di Amiens, nei pressi del confine, e lì passò la maggior parte della sua vita da soldato. Faceva parte, all'interno della guardia imperiale, di truppe non combattenti che garantivano l'ordine pubblico, la protezione della posta imperiale, il trasferimento dei prigionieri o la sicurezza di personaggi importanti.

LA TRADIZIONE DEL TAGLIO DEL MANTELLO
In quanto circitor, eseguiva la ronda di notte e l'ispezione dei posti di guardia, nonché la sorveglianza notturna delle guarnigioni. Durante una di queste ronde avvenne l'episodio che gli cambiò la vita (e che ancora oggi è quello più ricordato e più usato dall'iconografia). Nel rigido inverno del 335 Martino incontrò un mendicante seminudo. Vedendolo sofferente, tagliò in due il suo mantello militare (la clamide bianca della guardia imperiale) e lo condivise con il mendicante. La notte seguente vide in sogno Gesù rivestito della metà del suo mantello militare. 

Udì Gesù dire ai suoi angeli: «Ecco qui Martino, il soldato romano che non è battezzato, egli mi ha vestito». Quando Martino si risvegliò il suo mantello era integro. Il mantello miracoloso venne conservato come reliquia ed entrò a far parte della collezione di reliquie dei re Merovingi dei Franchi. Lì Iniziò la seconda parte della sua vita.

LA CONVERSIONE AL CRISTIANESIMO
Il sogno ebbe un tale impatto su Martino, che egli, già catecumeno, venne battezzato la Pasqua seguente e divenne cristiano. Martino rimase ufficiale dell'esercito per una ventina d'anni raggiungendo il grado di ufficiale nelle alae scolares (un corpo scelto). Giunto all'età di circa quarant'anni, decise di lasciare l'esercito. Lì iniziò la seconda parte della sua vita.


Martino si impegnò nella lotta contro l'eresia ariana, condannata al I concilio di Nicea (325), e venne per questo anche frustato (nella nativa Pannonia) e cacciato, prima dalla Francia, poi da Milano, dove erano stati eletti vescovi ariani. Nel 357 si recò quindi nell'Isola Gallinara ad Albenga in provincia di Savona, dove condusse quattro anni di vita eremitica. Tornato quindi a Poitiers, al rientro del vescovo cattolico, divenne monaco e venne presto seguito da nuovi compagni, fondando uno dei primi monasteri d'occidente, a Ligugé, sotto la protezione del vescovo Ilario.

VESCOVO DI TOURS
Nel 371 i cittadini di Tours lo vollero loro vescovo, anche se alcuni chierici avanzarono resistenze per il suo aspetto trasandato e le origini plebee. Come vescovo, Martino continuò ad abitare nella sua semplice casa di monaco e proseguì la sua missione di propagatore della fede, creando nel territorio nuove piccole comunità di monaci. Inoltre predicò, battezzò villaggi, abbatté templi, alberi sacri e idoli pagani, dimostrando comunque compassione e misericordia verso chiunque. La sua fama ebbe ampia diffusione nella comunità cristiana dove, oltre ad avere fama di taumaturgo, veniva visto come un uomo dotato di carità, giustizia e sobrietà. 

Uomo di preghiera e di azione, Martino percorreva personalmente i distretti abitati dai servi agricoltori, dedicando particolare attenzione all'evangelizzazione delle campagne. Nel 375 fondò a Tours un monastero, a poca distanza dalle mura, che divenne, per qualche tempo, la sua residenza. Il monastero, chiamato in latino Maius monasterium (monastero grande), divenne in seguito noto come Marmoutier.
Martino morì l'8 novembre 397 a Candes-Saint-Martin, dove si era recato per mettere pace tra il clero locale.

IL CULTO
San Martino di Tours viene ricordato l'11 novembre, sebbene questa non sia la data della sua morte, ma quella della sua sepoltura. Questa data è diventata una festa straordinaria in tutto l'Occidente, grazie alla sua popolare fama di santità e al numero notevole di cristiani che portavano il nome di Martino.La basilica a lui dedicata in Tours, l'edificio religioso francese più grande di quei tempi, fu tradizionale meta di pellegrinaggi medievali. Nel 1562, in seguito alle lotte di religione che insanguinarono la Francia, fu messa al sacco dai protestanti e le sue spoglie date alle fiamme, tanto era il suo richiamo simbolico. Durante il periodo della rivoluzione francese la basilica fu demolita quasi completamente; rimasero due torri, ancora oggi visibili. Nel 1884 fu progettata una nuova basilica che fu consacrata nel 1925.
Molte chiese in Europa sono dedicate a san Martino. Tra queste Lucca e Belluno hanno dedicato a San Martino la propria Cattedrale.

LO SAPEVI CHE... O FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

L'undici novembre i bambini delle Fiandre e delle aree cattoliche della Germania e dell'Austria, nonché dell'Alto Adige, partecipano a una processione di lanterne, ricordando la fiaccolata in barca che accompagnò il corpo del santo a Tours.


Il cibo tradizionale di questo giorno è l'oca. Secondo la leggenda, Martino era riluttante a diventare vescovo, motivo per cui si nascose in una stalla piena di oche; il rumore fatto da queste rivelò però il suo nascondiglio alla gente che lo stava cercando.

Nel comune abruzzese di Scanno , in onore del santo si accendono grandi fuochi detti "glorie di San Martino" e le contrade si sfidano a chi fa il fuoco più alto e durevole.

In molte regioni d'Italia, l'undici novembre è associato alla maturazione del vino nuovo (da qui il proverbio "A San Martino ogni mosto diventa vino") ed è occasione di ritrovo e festeggiamenti dove si brinda stappando il vino appena maturato accompagnato da castagne e caldarroste.

Nel nord Italia, specialmente nelle zone agricole, fino a non molti anni fa tutti i contratti (di lavoro, ma anche di affitto,mezzadria ) avevano inizio e fine l'11 novembre, data scelta in quanto i lavori nei campi erano già terminati senza però che fosse ancora arrivato l'inverno. Per questo, scaduti i contratti, che aveva una casa in uso la doveva lasciare proprio l'11 novembre e non era inusuale, in quei giorni, imbattersi in carri strapieni di masserizia che si spostavano sa un podere all'altro, facendo "San Martino", nome popolare, proprio per questo motivo, del trasloco. Ancora oggi in molti dialetti e modi di dire del nord "fare San Martino" mantiene il significato di trasloco.

Carlo Verri, a cui è dedicato il nostro museo civico e fratello del più celebre "filosofo" Pietro, fu un grande amante e studioso dell'arte, lui stesso si cimentò in qualità di pittore. Nel 1778, come ci rivela una lettera di Pietro all'altro fratello Alessandro, dipinse un quadro dedicato a S. Martino, destinato alla chiesa parrocchiale di Biassono, ma che poi su volontà e desiderio del nipote Gabriele, fu trasferito ad Ornago nel santuario della Beata Vergine del Lazzaretto, dove è esposto tutt'oggi.Tra il 1312 e il 1318 il pittore Simone Martini affrescò la cappella a lui dedicata nella Basilica inferiore ad Assisi con dieci episodi della vita del santo.In Italia san Martino è considerato patrono dell'arma di fanteria dell'esercito e di ben 143 comuni e frazioni italiani, di cui ben 43 nella sola Lombardia.

Quasi 500 paesi (Saint-Martin, Martigny...) e quasi 4000 parrocchie in territorio francese portano il suo nome.I re merovingi e poi carolingi custodivano nel loro oratorio privato il mantello di san Martino, chiamato cappella. Tale reliquia accompagnava i combattenti in guerra e in tempo di pace, sulla «cappa» di san Martino, si prestavano i giuramenti più solenni. Il termine cappella, usato dapprima per designare l'oratorio reale, sarà poi applicato a tutti gli oratori del mondo.